Palermo 30 nov., Invito presentazione volume “Un lungo fiume di sangue” di Giuseppe Incandela

Caro Antonio, ti ringrazio per gli auguri che mi nadi per la pubblicazione che apre una serie di incontri – organizzati dal nostro gruppo – sul tema della mafia.
Mi farebbe molto piacere che le nostre due associazioni, e soprattutto i nostri gruppi, potessero collaborare.
A questo punto, ti chiedo la cortesia di fornirmi qualche riferimento delle vostre realtà situate nel Sud per avviare aqualche contatto e organizzare insieme a loro delle attività.
Grazie di tutto e buona strada.

Davide Romano (Penna veloce)

Perché Rosario Livatino.

Erano passate da poco le 8.30. Il giudice Rosario Livatino, 38 anni, a bordo della sua Ford Fiesta di colore rosso, da Canicattì, dove abitava, stava raggiungendo il tribunale di Agrigento. Una Fiat Uno e una motocicletta di
grossa cilindrata lo affiancarono costringendolo a fermarsi sulla barriera di protezione della strada statale. I sicari, almeno tre, con altri due complici autisti, spararono numerosi colpi di pistola.
Rosario Livatino tentò una disperata fuga fuggendo dall'auto e cercando scampo nella scarpata sottostante. Nella corsa perse la scarpa sinistra. I sicari gli scaricarono addosso altri quattro colpi di pistola, due al braccio destro, uno alla
tempia destra ed un altro in bocca. Dopo l'agguato, sul viadotto San Benedetto, arrivarono appena possibile i colleghi del giudice assassinato; da Palermo anche l'allora procuratore aggiunto Giovanni Falcone, e da Marsala il procuratore della Repubblica Paolo Borsellino.
"La data del 21 settembre celebra la memoria del Giudice Rosario Livatino ed esalta il ricordo del suo coraggioso ed eroico sacrificio". Così il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi nel messaggio diffuso in occasione del 15/mo anniversario dell'uccisione del magistrato, ucciso dalla
mafia il 21 settembre del 1990.
"Il contributo coordinato delle Istituzioni e delle Forze dell'Ordine, coniugato con l'attività di sensibilizzazione dell'associazionismo – ha scritto il Capo dello Stato – rafforza nei cittadini e nei giovani la consapevolezza dei valori della Legalità e della Giustizia fondamenti
essenziali della convivenza civile e di una società più equa e solidale".
"Invio a tutti i giovani – ha concluso nella sua missiva – il mio augurio più fervido, con l'esortazione a tenere sempre vivo nella memoria il ricordo dell' eroico magistrato e dei suoi valori di Giustizia e di civiltà ai quali egli sacrificò la sua giovane vita".
Rosario Livatino, quindi, un servitore dello Stato e delle sue Istituzioni democratiche e un esempio per tutti i giovani, ma in particolare per quelli siciliani.
Una terra, la nostra, devastata dalle mafie in cui troppe persone fra giornalisti, politici, esponenti delle Forze dell'Ordine e delle Istituzioni hanno perso la vita solo per il fatto di compiere il proprio dovere fino alla fine.
Il procuratore generale di Torino, Giancarlo Caselli ha definito Livatino "un martire e vittima della violenza mafiosa, così come altri ancora: Borsellino, Falcone, Don Pino Puglisi….". "Sono morti – ha aggiunto il magistrato – perché la ferocia mafiosa li ha uccisi, mentre stavano cercando
di realizzare qualcosa che consentisse a tutti, ed in special modo, a voi giovani, di avere qualche possibilità in più per essere felici!". "Due sono le cose che portano alla felicità – ha osservato il Pg di Torino – la libertà ed un posto di lavoro. Purtroppo dove c'è la mafia lo sviluppo economico è bloccato, nel Mezzogiorno si perdono 180 mila posti di lavoro".
"Livatino – ha continuato Caselli – è morto perché faceva il suo lavoro di magistrato, adempiva al suo dovere con autonomia ed indipendenza, senza lusingare i potenti, senza privilegiare nessuno e senza danneggiare alcuno, secondo scienza e coscienza! Da magistrato indipendente Rosario Livatino è
morto!".
Per tutti questi motivi, abbiamo deciso, insieme ai nostri ragazzi, di intitolare il nuovo gruppo dell'Assiscout di Palermo al "giudice ragazzino" – come lo aveva definito con disprezzo un alto esponente politico infastidito dalle sue inchieste su mafia-politica-economia – perché pensiamo che l'educazione alla cultura delle regole sia oggi fondamentale
per costruire una Sicilia diversa e migliore. Insomma, un impegno per tutti noi, ma anche una speranza. soprattutto per i cittadini di domani che come scouts vogliamo formare in una terra finalmente libera e felice.

Davide Romano, capogruppo 8 Palermo 1.
Assiscout
Gruppo Palermo 1 "Rosario Livatino"
Via Dello Spezio, 43 (dietro Teatro Politeama) – 90139 Palermo
e-mail: assiscout.palermo@virgilio.it

Palermo 30 nov., Invito presentazione volume “Un lungo fiume di sangue” di Giuseppe Incandelaultima modifica: 2005-11-29T16:51:35+01:00da asci_blog
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